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November 02 CHIACCHIERI, CHIACCHIERI, NON SAI FAR ALTRO!Ieri sera mi sono trovata in mezzo a un sacco di gente.Erano tutti vestiti strani per quella strana festa importata dall’America che scherza con i morti. Ci sono andata con la mia amica Laura che le piace il reggae. Anche a me piace il reggae ogni tanto. Ma solo se lo ballo ad occhi chiusi. Insomma eravamo tra la gente sedute, a un tavolino all’angolo vicino alla porta che porta ai fumatori. Comoda per me che fumo tante sigarette. Ma non le sigarette già pronte con la loro righetta d’oro a segnarne la fine. Le sigarette le faccio io con le cartine bravo e il tabacco. Golden Virginia dal sacchettino verde che poi non ho mai capito cosa cambia tra quello verde e quello giallo. Dicono che il mio è un po’ più speziato, un po’ più bagnato e via di seguito. Forse fumo troppo e non me ne accorgo. Insomma eravamo là e non mi sentivo al mio posto. C’era tanto rumore tra la musica e il resto. Fuori i fumatori parlavano e parlavano e io non riuscivo a seguire nessuno. Erano tutti piccoli racconti presi per caso. A uno avevano rubato ottocento euro e diceva che non avrebbe più fatto favori agli amici perché gli amici non esistono ed era incazzato e lo diceva. Sono incazzato! Mimando una caduta sull’asfalto dal quarto piano. Poi c’era quello che sbiascica sbiascica si beveva la sua birra ela sigaretta aveva oltrepassato la sua lineetta con la cenere e lui neanche sene accorgeva. E io ero lì un po’ estranea e stavo zitta perché non avevo niente da dire e sentivo come ogni volta che questa cosa che io sto zitta da un po’ fastidio.Tranne alla mia amica Laura che forse sa che non c’è sempre bisogno di parlare. E poi parlare di cosa in mezzo a tutto quel casino? Ho ventidue anni ma nessuno mi da ragione su queste cose che dico perché quando uno ha la mia età deve solo pensare a ballare e a giocare con gli altri ragazzi. Che io dopo l’una di notte sono stanchissima e ballo a occhi chiusi. Ma poi quando sono a casa non riesco mai ad addormentarmi. Mi faccio un tè caldo e mi leggo qualcosa. A volte scrivo ma spesso mi capita di stare alla finestra a cercare di capire qualcosa ma alla fine mi dimentico e quando la sigaretta finisce mi sento più calma e posso dormire. Ora però stavo dicendo che ero in questo locale in mezzo alla gente. In fondo non mi stavo annoiando, è stato tutto veloce e forse ho bevuto troppo, perché io sono piccola e non reggo nemmeno la birra e dopo un bicchiere già faccio fatica a seguire quello che penso. Ma ieri non ho trovato nemmeno due occhi che mi dicessero che sto bene. In nessuno sguardo ho visto il silenzio profondo che sento quando sono alla finestra con la sigaretta prima di andare nel letto. Quando sono nella mia stanza me la immagino come una grande pancia e infatti i rumori sono attutiti. O forse sono i miei pensieri la grande pancia, una membrana che mi porto a spasso quando esco. E alla fine è un po’ come stare a correre sulla rotella dei criceti che anche se esco sono sempre sullo stesso cerchietto di plastica, nella stessa membrana. Ad esempio adesso volevo parlare di ieri sera e non ci sono riuscita. Ho detto solo che c’era tanto rumore ma non c’era neanche da dirlo che in un locale c’è rumore. E poi ho detto che fumo tanto ma fumo tanto anche qui e quindi a ballare potevo anche non andarci perché anche per quello ho lo stereo e posso chiudere gli occhi. Però a volte ho bisogno di vedere le persone e mi sono accorta che spesso delle loro parole non me ne importa un bel niente. Anche perché ho poca memoria e non mi ricordo delle cose che sento di fretta. Però delle volte ho proprio bisogno di vedere le facce e poi in quei momenti mi concentro per fare in modo che i loro corpi mi lascino un po’ di calore e allora quando ballo che si è tutti vicini alla fine sto meglio. Questo non capita sempre infatti esco solo quando lo sento. Quando sento che c’è una parte vuota che ha bisogno dei corpi degli altri. Poi ci sono le persone vere, o almeno quelle che io credo vere. Perché mica tutti possono esserlo per noi. Ieri sera ad esempio erano tutti sfumature, macchiette di poche parole come quello che per me rimarrà sempre il ragazzo con gli occhiali a cui hanno rubato dei soldi. E che persona può essere uno che sempre rimarrà incazzato per aver perso ottocento euro? No, le mie persone vere sono poche e ci penso anche a loro quando fumo la mia ultima sigaretta della giornata. Più che pensieri sono ricordi a cui i pensieri si aggrappano. Come Sara che studia a Venezia e quando c’è stata l’acqua alta ha fatto un sacco di foto e aveva gli stivali come quelli che mia mamma mi metteva quando pioveva e io ero bambina. Però io ce li avevo rossi e Sara non so di che colore li ha. Allora quando ricordo questo penso che è bello avere qualcuno che ride mentre a secchiate salva la casa che sta naufragando e fa tante fotografie perché le piace la vita. Ieri sera ero in mezzo alla gente con la mia amica Laura. Oggi invece sto a casa perché mi è tornato il mal di gola con tutte le sigarette che ho fumato. E mi chiedo se di quello che ho scritto serve qualcosa. Se ho detto qualcosa di intelligente o di interessante. Ad esempio a me prima piacevano solo pochi romanzi perché quando si usano troppe parole penso che vuol dire che uno non sa fare altro che parlare. Però poi Dostoevskij mi piace perché secondo me lui scriveva tanto ma parlava poco. Un po’ come Clint Eastwood. E anche io cerco di parlare poco perché poi quando parlo tanto mi sembra che anche il mio corpo si allunghi e che la mia faccia diventi quella di un calciatore che insulta l’arbitro. Ora che ho scritto troppo infatti mi fermo. TrackbacksThe trackback URL for this entry is: http://giulia-blueu.spaces.live.com/blog/cns!C8509E76834EB104!3456.trak Weblogs that reference this entry
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